Da più di tre anni ho il piacere e il privilegio di scrivere e pubblicare articoli per WITCHES Magazine, il trimestrale inglese scritto "da streghe per streghe". Ogni stagione, la rivista offre un nuovo numero ricco di approfondimenti sul mondo della magia, dell'esoterismo, della divinazione e della stregoneria. È un onore far parte di questo gruppo straordinario, formato da persone fantastiche, streghe e praticanti provenienti da ogni angolo del mondo.
Un ringraziamento speciale va a Laura, che nel corso del tempo è diventata un'amica e che mi permette di portare la mia voce e un pezzetto della mia magia in giro per il mondo attraverso i miei articoli. Spero un giorno di poterla abbracciare di persona.
Un'emozione indescrivibile è stata quando mi è stato chiesto di rilasciare un'intervista, affidata al bravo e preparato Jasen Davis. È stata una vera benedizione, e li ringrazio entrambi dal profondo del mio cuore per avermi concesso questo privilegio.
L'intervista è ora pubblicata sul numero 23, Primavera 2025, di WITCHES Magazine, acquistabile in formato digitale o cartaceo sul sito web della rivista. Per coloro che non leggono inglese, ho scelto di pubblicare l'intervista nella sua versione integrale (un po' più lunga rispetto alla versione pubblicata per motivi di spazio) sul mio sito web.
Grazie ancora di cuore a tutti!
UN’ INTERVISTA RICCA D’ISPIRAZIONE CON EMILIANO RUSSO
Di Jasen Davis
Emiliano Russo è una forza intellettuale nei moderni studi pagani, un ricercatore professionista, un autore e uno studioso il cui lavoro è un ponte tra il mistico e l'accademico. Come strega italiana praticante e sacerdote in formazione del Tempio di Ara, ricorre alla logica e all'ispirazione dell'Ombra junghiana per esplorare le profonde intersezioni tra magia, antropologia e psiche umana. Utilizzando una mix unico fatto di rigore accademico e intuizione esoterica, offre servizi, formazione, libri e un tesoro di saggezza che ogni mago dovrebbe apprezzare.
- Che cos'è la magia? Come funziona e perché?
Queste domande suscitano in me, da un punto di vista antropologico, un certo timore per la complessità delle risposte e la varietà delle prospettive con cui la categoria “magia” è stata esplorata nel contesto accademico. Per un momento, lascio da parte la mia identità di studioso e mi rivolgo alla mia “strega interiore”, che invece sogghigna con compiacimento. Metterò da parte anche le definizioni classiche dei grandi esoteristi come Aleister Crowley o Dion Fortune e cercherò invece di offrire una risposta personale, sicuramente creativa, come praticante contemporaneo.
Credo che per capire cos’è la magia, come funziona e perché, possa essere utile osservare da vicino le lettere che compongono questa parola (MAGIC – in originale nel testo), a partire dalla “M” di “mistero” (mystery). Dobbiamo ricordare che la magia è, prima di tutto, un grande mistero sacro, e io lo accolgo senza cercare di razionalizzarlo troppo.
Passiamo poi alla “A”, che sta per “consapevolezza” (awareness) e mi riporta alla famosa massima dell’Oracolo di Delfi, “Conosci te stesso”, nonché al primo principio della Piramide delle Streghe, “Conoscere”. Questo riflette l’impegno fondamentale che la magia richiede: la conoscenza. Non si tratta solo di imparare tecniche e pratiche, ma di capire chi siamo e lo scopo della nostra anima.
La terza lettera è la “G”, che rappresenta la “Crescita” (growth), intesa come evoluzione personale, ma anche come innalzamento dell’energia durante un Cono di Potere, quando lanciamo il nostro incantesimo verso il nostro obiettivo.
Nessuno di questi aspetti può esistere senza la “I” di “ispirazione”, dal latino “inspiratio”, che significa “respiro”. Qui ci riferiamo all’azione del Divino sugli esseri umani, che rivela verità sconosciute ai più e porta l’individuo a esprimerle attraverso atti creativi o, nel nostro caso, magici. Per aprirsi completamente all’ispirazione, le Streghe possono avvalersi di uno strumento fondamentale: la divin-azione.
Infine, arriviamo all’ultima lettera, “C”, che sta per “co-creazione” (co-creation), un elemento essenziale della mia pratica. Gli incantesimi sono rituali personali e creativi, atti di comunione e co-creazione con un universo divino e vivente. Rappresentano l’arte di onorare noi stessi e il mondo come sacro. Attingono al pozzo della nostra divinità interiore per dare forma e sostanza alla nostra vita, funzionando al meglio quando sono divinamente ispirati e creati con l’energia numinosa che dà forma alla Creazione.
Ecco cos’è per me la magia, come funziona e perché.
- Perché ha iniziato a studiare la magia?
Vorrei citare una famosa frase di Margaret Mead, antropologa americana, la quale sosteneva che nella scelta di un percorso di ricerca o di studio, chi è insoddisfatto di se stesso tende a orientarsi verso la psicologia, chi è insoddisfatto del mondo si rivolge alla sociologia, mentre chi è insoddisfatto sia di se stesso che del mondo sceglie l’antropologia. Credo che la stessa logica possa essere applicata alla magia: c'è un'urgenza simile nel desiderio di conoscere, osare e trasformare se stessi e il mondo, in armonia con il divino che permea tutto. La magia si manifesta quando ci rendiamo conto che non siamo solo i fili che compongono il grande arazzo della vita, ma allo stesso tempo siamo coloro che sono in grado di tesserlo.
- In che modo lo studio della magia ha funzionato, per te? Quali sono i risultati che hai ottenuto?
Essendo un Gemelli, la mia natura curiosa mi spinge a esplorare tutto ciò che riguarda la lettura, lo studio, la comunicazione e il pensiero astratto. Questi aspetti sono profondamente radicati in me e spesso rappresentano il mio punto di partenza. Anche il mio essere un grande scettico gioca un ruolo fondamentale nelle mie esperienze magiche personali. È essenziale per me discernere dove finisce la mia razionalità e inizia a manifestarsi l'invisibile. Bisogna tenere sempre ben presente che il confine tra “il magico” e “il ridicolo” è molto sottile e sento un profondo senso di responsabilità per le mie esperienze e opere magiche e sacre. Lo studio della magia, così come il confronto con altri praticanti e streghe, è per me fondamentale per molteplici ragioni. Non credo negli assolutismi e sono scettico nei confronti delle verità rivelate sulla magia. Credo che esistano meccanismi validi in generale, ma che possano anche adattarsi e trasformarsi a seconda delle esperienze personali, poiché ognuno di noi è composto da “materia divina e magica”. Quando mi avvicino a un testo magico contemporaneo, considero sempre che quell'opera rappresenta l'esperienza di un praticante specifico; può offrirmi strumenti e ispirazione, ma la mia esperienza sarà inevitabilmente diversa da quella dell'autore. Questo vale anche per i testi magici antichi. Riconosco l'importanza della tradizione e sono ben consapevole che simboli, formule e pratiche vengono tramandati come un’eredità generazionale, intrisa di potere e saggezza. Tuttavia, credo fermamente che la magia sia un'entità viva, capace di adattarsi ai cambiamenti nel corso dei secoli. Se cercassimo di praticare la magia esattamente come la intendevano e la praticavano i nostri antenati, rischieremmo di fallire, poiché ci troviamo in un contesto temporale e culturale diverso, con esigenze e strumenti diversi. Studiamo le lingue classiche come il greco antico e il latino, ma non le usiamo nella nostra comunicazione quotidiana; lo stesso vale per la magia. È difficile per noi immaginare di compiere azioni come sacrificare un cane a Hekate o praticare la divinazione analizzando le viscere degli animali. Certo, pratiche simili esistono in alcune culture e in determinati contesti, il che ci porta a riflettere su un altro aspetto significativo: anche la magia, come la religione, è e resta un fenomeno culturale.
- Ti è successo qualcosa di brutto a causa della magia?
Non parlerei di “brutto” “negativo” o di “male”, ma piuttosto di “duro”, “sfidante”, “impegnativo” e a volte persino “doloroso”. Uno dei principi più noti sulla magia afferma che la prima cosa che trasforma è il nostro “io”. E questo è assolutamente vero. Praticare l’Arte ci cambia inevitabilmente, soprattutto se ci impegniamo con serietà e dedizione. La mia pratica è incentrata sulla Stregoneria Liminale e sul lavoro con la Dea Oscura; include una buona dose di Lavoro con l’Ombra. Tuttavia, chi mi conosce, non penserebbe mai a me come a una persona “oscura”. Sono estroverso, sorridente e sempre pronta a fare una battuta. Non sembro un “praticante oscuro” e, in effetti, non lo sono. Eppure, ho una particolare predilezione per tutto ciò che riguarda il viaggio oltre il Velo, le divinità della soglia, il lavoro dello psicopompo, la catabasi e le discese agli inferi. Quando ne parlai a Phyllis Curott e le chiesi come fosse possibile che una persona come me trovasse naturale avvicinarsi a certe energie, mi rispose che coloro che per natura sono più “luminosi” possono lasciarsi avvolgere dalle tenebre senza esserne inghiottiti. Credo che questa osservazione sia vera. Tuttavia, non significa che non subiamo colpi, a volte molto forti. Come ho detto, questo processo ci trasforma. Le persone che ci circondano spesso non sono pronte ad accettare il nostro cambiamento, ed è qui che sorgono le sfide, soprattutto nelle relazioni personali. Alcuni si allontanano, non capiscono o non accettano. La solitudine è talvolta il prezzo da pagare quando si percorre il Sentiero della Strega. Ma basta chiudere gli occhi e ascoltare. Ci si rende conto di non essere soli, mentre si seguono le orme di innumerevoli generazioni di streghe che hanno percorso quel sentiero prima di noi, e si diventa consapevoli che, dopo di noi, altri continueranno a farlo.
- Raccontami della tua incredibile formazione. La tua formazione accademico ti ha aiutato a capire meglio la magia o è il contrario?
Mi piace dire che “una strega istruita è una strega più consapevole e potente”. Come ho detto prima, lo studio rappresenta per me un aspetto fondamentale della mia vita. Tornare all'università all'età di 36 anni per conseguire una terza laurea in antropologia e ritrovarmi oggi, a 38 anni, a intraprendere un dottorato di ricerca incentrato sull'uso degli incantesimi, dei rituali e della magia in tempi di crisi o di guerra, nonché sull'importanza dell'attivismo spirituale, mi ha dato l'opportunità di esplorare aspetti della pratica magica ai quali altrimenti non avrei avuto accesso. La decisione di studiare il paganesimo contemporaneo, la magia e la stregoneria anche da una prospettiva accademica è stata dettata da un profondo senso di responsabilità verso me stesso e verso la comunità pagana. Ho iniziato a diffondere informazioni sui social media nel 2020, poi ho iniziato a tenere corsi e conferenze in festival ed eventi pagani in Italia. Appartengo a quella scuola di pensiero che sostiene che se si vogliono intraprendere determinate strade, è necessario sviluppare competenze specifiche e, in alcuni casi, avere titoli di studio adeguati. Non c'è spazio per l'improvvisazione: chi aspira a diventare insegnante deve prima essere studente. La formazione è un processo continuo. Per me una conferenza non è una semplice chiacchierata tra amici, ma un'occasione per fornire strumenti a chi ascolta. Il mio approccio alla ricerca, all'analisi di fenomeni specifici e alla comunicazione con il pubblico è certamente cambiato grazie al mio percorso di studi. Il mio ruolo di studioso ha influenzato positivamente anche la mia pratica magica, rendendola ancora più unica, viva e concreta. Tuttavia, è fondamentale ricordare che, sebbene lo studio della magia sia importante, essa è innanzitutto un'arte da praticare. Non possiamo definirci praticanti dell’Arte senza essere dei “artisti” attivamente impegnati nella pratica: sarebbe come affermare di essere dei ballerini senza muovere un passo di danza!
- Quali avvertimenti vorresti dare alle persone che praticano la magia?
Nessun avvertimento. Solo qualche consiglio: mantenete sempre saldi i vostri confini personali, sia nella vita di tutti i giorni che nel Regno oltre il Velo.
Ricordate che la capacità di dire “no” è il vostro più potente incantesimo di protezione.
Non tutto ciò che accade a noi o intorno a noi ha necessariamente un significato “spirituale”: a volte ciò che appare come un “presagio” o un “segno” è semplicemente una coincidenza.
Attenzione a non cadere nell'“ipocondria magica”: nessuno di noi è così speciale da essere costantemente bersaglio di maledizioni altrui che ci rovinano la vita; a volte le cose succedono!
Infine, non prendetevi troppo sul serio: la magia deve essere alimentata dalla vostra passione. Come ci ricorda sempre Phyllis Curott, see quello che facciamo non ci diverte, significa che non lo stiamo facendo nel modo giusto!
- Molte, moltissime persone online sono interessate a praticare la magia. Tutti possono praticare la magia? O è solo per le persone che la studiano attentamente?
Credo di aver già sottolineato l'importanza dello studio della magia, ma questo non significa che possa essere considerata una semplice “materia scolastica”. Se guardo ai nostri antenati, alle streghe perseguitate, alle nostre nonne, mi rendo conto che la maggior parte di loro era analfabeta e non aveva nessun tipo di istruzione formale. Tuttavia, avevano un insegnante preziosa: la Natura. Hanno imparato attraverso l'esperienza diretta. Oggi abbiamo accesso a molte più risorse e decidere di rimanere ignoranti, in questo lato del mondo, è una scelta deliberata. Tuttavia, resta vero che l'esperienza diretta rimane il miglior metodo di apprendimento. La magia richiede un coinvolgimento attivo e pratico. Non sono sicuro che tutti coloro che sentono il richiamo della magia debbano praticarla, ma ho imparato una lezione importante: la magia impiega un meccanismo di selezione naturale infallibile. Chi si avvicina alla pratica magica con intenzioni ambigue o poco chiare, o spera di ricevere senza dare, si stancherà rapidamente. La magia non è per chi non è disposto a investire tempo e fatica. Chi si avvicina alla magia deve essere pronto a esplorare i propri limiti. È un percorso che richiede umiltà e apertura mentale. Infine, la magia ci chiama a essere responsabili. Ogni azione ha delle conseguenze e ogni incantesimo che lanciamo si riflette sul mondo che ci circonda. Imparare a praticare con saggezza significa riconoscere il potere delle nostre scelte e agire sempre con integrità. La magia è un dono, ma come ogni dono deve essere trattata con rispetto e cura.
- Quali sono i tuoi obiettivi personali, in questo momento? Riguardano la magia?
Come ho già detto, ho iniziato un nuovo programma di dottorato che mi vedrà impegnato per i prossimi tre anni nello studio delle pratiche e delle credenze neopagane attraverso un'analisi che ne evidenzia la rilevanza sociale, culturale e politica. In particolare, il mio interesse si concentra sulle pratiche neopagane in relazione all'antropologia e agli studi sulla pace, esaminando come le religioni e le spiritualità minoritarie, spesso emarginate e incomprese, possano servire come modelli positivi di intervento sociale. In molte di queste comunità, le pratiche religiose e spirituali non sono solo strumenti di resilienza, ma servono anche come vere e proprie strategie di pace. Mi interessa esplorare come l'attivismo spirituale possa diventare un mezzo efficace per superare la discriminazione e il pregiudizio, in particolare nei confronti di gruppi religiosi considerati sospetti o ridicoli dalla società dominante. Da questo punto di vista, credo che le comunità neopagane, pur trovandosi in una condizione di vulnerabilità, possiedano un enorme potenziale per influenzare positivamente la costruzione della pace. La loro partecipazione al dialogo sociale e interreligioso, il rispetto per le differenze e l'inclusione possono contribuire a un'autentica riconciliazione e a una visione della pace che colleghi l'importante questione della cessazione dei conflitti bellici con la ricerca di una coesistenza armoniosa e rispettosa della diversità, dell'equilibrio e dell'armonia verso tutte le forme di vita. Più magico di così?
La presente intervista è apparsa sul numero 24 di Witches Magazine, Primavera 2025
© L’Almanacco delle Streghe